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LA ROMANOFF: "PASOTTI NON MI HA MAI TRADITO"

“Non dobbiamo raccontare al mondo ogni volta che ci lasciamo o riprendiamo. Nel 2008 non eravamo sposati, non avevamo figli, e come una normale coppia giovane ci siamo lasciati per l'ennesima volta, senza pubblicizzarlo. La cosa è venuta fuori quando lui è stato fotografato con un'altra, e allora tutti a scrivere "l'ha tradita", ma la verità è che ci eravamo già separati e abbiamo tentato di scacciare chiodo con chiodo. Quando c'è l'amore, però, dimenticarsi è impossibile: la distanza, invece di spegnere il fuoco, lo alimenta”. Nessun tradimento, ma solo un temporaneo allontanamento fra Nicoletta Romanoff ed il compagno Giorgio Pasotti, da cui aspetta un figlio: “Essere incinta – ha dichiarato a Vanity Fair - è la mia condizione naturale, il momento in cui sto meglio. Ho sempre desiderato diventare madre presto. Il giorno della maturità - ero un'ottima studentessa, c'erano intorno a me grandi aspettative - ho gelato tutti dicendo: "Ora mi sposo e faccio quattro figli”. I due attori si erano separati in maniera “matura” (“Io soffro quando sono insieme a una persona e le cose non vanno. La nostra decisione di lasciarci era stata serena, quindi stare male sarebbe stato da immaturi”) e a causa di due caratteri predominanti: “Abbiamo da sempre un rapporto tormentato, passionale. Avendo entrambi caratteri forti, se andiamo in corto circuito vediamo rosso, soprattutto per orgoglio. Il fatto è che tutti ci davano per sposati con figli, ma non siamo mai stati sposati e i figli erano solo miei, che è ben diverso, anche se Giorgio li ha sempre amati”. ISTINTO MATERNO Le pause dal lavoro per maternità non la spaventano (“Lascio volentieri a Giorgio più tempo per il lavoro. Quando sono sul set mi mancano i bambini, quando sono con loro non mi manca il set. Un film ogni anno e mezzo mi va più che bene”) perché, in fondo, è tutto quello che vuole: “Se hai avuto un figlio, è umiliante sentirti chiedere: "Stai in maternità tutto questo tempo? Mica vorrai buttare dieci anni di studio/lavoro?". Come fosse più importante il fuori che il dentro la casa. Magari quella donna i dieci anni di studio/lavoro li ha fatti proprio nell'attesa di potersi scaricare di dosso la responsabilità di diventare qualcosa agli occhi della società. Non certo a quelli dei figli, perché per un bambino, che tu sia primario o imbianchino, non conta”.
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